Informazioni essenziali sulla Palestina

Stato di Palestina

Organizzazione per la Liberazione della Palestina

Dipartimento per i Negoziati

5 novembre 2015

 

Informazioni fondamentali da tenere in considerazione quando si parla di Palestina occupata.

  1. Israele occupa lo Stato di Palestina

Non si tratta di un conflitto tra pari ma di un’occupazione militare belligerante, nella quale Israele è la potenza occupante e la Palestina una nazione sotto occupazione straniera. Israele nega sistematicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese, compreso il diritto alla libertà e all’autodeterminazione. Israele impone una politica di espulsione forzata della popolazione palestinese autoctona per insediare al loro posto coloni stranieri.

  1. La questione principale è l’occupazione israeliana.

Il governo israeliano tenta di sviare l’attenzione dalle attività di colonizzazione e occupazione illegali che sono la causa principale delle continue rivolte del popolo palestinese, che da decenni subisce un regime di apartheid. I portavoce di Israele sostengono che le questioni principali sono il complesso di Al-Aqsa e “l’istigazione palestinese”, ma la verità è che Israele continua sistematicamente a negare i diritti palestinesi. I leader israeliani continuano a incitare contro i palestinesi, così come il cosiddetto “accordo su Al-Aqsa” non affronta il nodo centrale della questione.

  1. Al riconoscimento di Israele da parte palestinese Israele ha risposto intensificando la colonizzazione.

Nel 1988 l’OLP accettò uno storico compromesso, quello di riconoscere Israele sul 78% della Palestina storica (i confini del 1967), e dichiarò uno stato palestinese sul restante 22% del territorio. Sono passati 28 anni da allora e Israele non ha ancora riconosciuto l’esistenza o il diritto di uno stato palestinese indipendente. Al contrario, Israele ha scelto di rafforzare la sua occupazione aggressiva, continuando ad attuare politiche di colonizzazione e imponendo un regime di apartheid sul popolo palestinese. È un dato di fatto che, da quando la Palestina ha riconosciuto Israele, il numero dei coloni è triplicato (da 190.000 a più di 600.000 circa).

  1. Per Israele le politiche ufficiali sono l’espulsione forzata e la colonizzazione e non la soluzione a due stati.

Alla vigilia delle elezioni israeliane, nel marzo 2015, Netanyahu ha promesso agli elettori: “Se sarò eletto non ci sarà nessuno stato palestinese”. Questa affermazione è stata ribadita dal suo governo quando Ayelet Shaked ha dichiarato: “Non ci sarà mai uno stato palestinese”. Tzipi Hotovely, una diplomatica di punta di Israele, ha chiarito ulteriormente le intenzioni del governo Netanyahu: “Tutta la terra ci appartiene”. Israele continua a rifiutare la soluzione a due stati mentre le sue politiche di espansione delle colonie e di espulsione forzata continuano a ferire il desiderio di pace e sicurezza del popolo palestinese.

  1. Gerusalemme Est è parte integrante dello Stato Occupato di Palestina.

Gerusalemme Est è stata occupata da Israele nel 1967 e, successivamente, annessa in violazione del diritto internazionale. Nonostante le affermazioni e i tentativi israeliani di cambiare la narrazione storica della città occupata, 360.000 Palestinesi risiedono a Gerusalemme Est, vale a dire il 40% della popolazione della città. Gerusalemme Est è giuridicamente un territorio occupato e come tale deve continuare ad essere considerata.

  1. Gli insediamenti israeliani a Gerusalemme Est occupata sono illegali al pari degli insediamenti nei territori occupati dello Stato di Palestina.

Israele definisce “quartieri” gli insediamenti illegali a Gerusalemme Est occupata, nel tentativo di normalizzare l’annessione della capitale palestinese. In realtà, questi insediamenti hanno lo stesso status giuridico del resto degli insediamenti nella Palestina occupata e coloro che vi risiedono sono pertanto coloni illegali. Pisgat Ze’ev, Gilo, French Hill, Neve Ya’akoub, Har Homa, Ramat Shlomo, Giva’at Hamatos, East Talpiyot (Armon HaNetziv) e Ramot, tra gli altri, sono tutti insediamenti israeliani illegali e dovrebbero essere considerati come tali.

  1. Il complesso della Moschea di Al-Aqsa è sotto occupazione israeliana come il resto di Gerusalemme Est.

Alcuni mezzi di informazione focalizzano il dibattito sulla domanda se il complesso di Al-Aqsa sia un luogo di culto per i musulmani o per gli ebrei, omettendo il fatto che questo luogo sacro musulmano è sotto occupazione israeliana, come il resto della città vecchia di Gerusalemme Est occupata. Il diritto internazionale vieta tassativamente alla potenza occupante di interferire con le istituzioni dello stato occupato. Israele ha di fatto interferito e modificato lo status quo dei luoghi di culto cristiani e musulmani e delle istituzioni di Gerusalemme Est occupata.

  1. Israele ha di fatto modificato lo status quo del complesso di Al-Aqsa.

Il complesso della moschea di Al-Aqsa è un luogo di culto che si estende su 14,4 ettari di terra, ed include due moschee (la Cupola della Roccia e Al-Qibli) oltre ad aree all’aperto destinate alla preghiera. Lo Status Quo dei Luoghi Santi che sancisce il diritto di preghiera, il diritto di accesso e le disposizioni relative a scavi e manutenzione, risale al periodo ottomano. Tuttavia, dal 1967 Israele, la potenza occupante, ha di fatto modificato lo status quo del complesso di Al-Aqsa attuando diverse politiche tra le quali attentati terroristici, la distruzione del vecchio Minbar (pulpito) di Salah ad-Deen al Ayyubi (1969), raid militari e incursioni al complesso (tra i quali quello guidato dall’ex primo ministro Ariel Sharon nel 2000), scavi illegali e non autorizzati, la distruzione di 20 tombe islamiche per fare spazio al “Giardino Biblico Ebraico” (2014), nonché chiusure sistematiche del luogo sacro. In base allo Status Quo il custode della Waqf (pia fondazione islamica) è amministratore e gestore del sito. Tuttavia, le forze occupanti israeliane limitano l’accesso ai fedeli palestinesi, accedono sistematicamente senza autorizzazione e limitano la libertà di culto dei musulmani. Nel 2012, in tre diverse occasioni sono stati imposti limiti di età ai fedeli musulmani per l’accesso al complesso. Nel 2014 le forze occupanti israeliane hanno imposto limiti di età in 41 occasioni. Inoltre, il 30 ottobre 2014 Israele ha chiuso per una giornata il complesso ai visitatori e a tutti i fedeli musulmani, la prima chiusura totale in 14 anni. L’installazione di telecamere collegate ai circuiti delle forze occupanti israeliane è un’ulteriore violazione dello Status Quo.

  1. La protezione internazionale è un diritto del popolo palestinese.

Dopo mezzo secolo di occupazione militare aggressiva, le politiche israeliane di espulsione forzata e di punizioni collettive hanno pesantemente influenzato la vita dei civili palestinesi. Tutto ciò è stato reso possibile da una cultura dell’impunità senza precedenti, concessa agli Israeliani da diversi attori internazionali, compreso il Consiglio di Sicurezza. Gli attacchi su vasta scala a Gaza, gli attacchi terroristici compiuti dai coloni o dalle forze occupanti israeliane sulla popolazione civile e le espulsioni non sono un’eccezione, ma la realtà che i Palestinesi subiscono quotidianamente sotto l’occupazione israeliana. La protezione internazionale è un diritto universalmente riconosciuto per il nostro popolo ed è responsabilità della comunità internazionale garantirlo.

  1. Il diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e gli accordi sono stati sottoscritti per essere implementati e non per essere “negoziati”.

Di fronte alla situazione attuale, diversi partner internazionali hanno chiesto la ripresa dei negoziati con Israele. Sebbene la Palestina sia a favore di una soluzione a due stati negoziata, sono necessari certi requisiti di base affinché i negoziati siano realmente significativi e non un mero esercizio di pubbliche relazioni teso a rafforzare l’impunità di Israele. Per avviare negoziati credibili, gli obblighi già sottoscritti da Israele in accordi precedenti, come, ad esempio, la totale sospensione delle attività di insediamento, il rilascio dei prigionieri palestinesi e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est, devono essere pienamente applicati. Occorre un mandato ben definito e basato sul diritto internazionale, compreso un calendario di attuazione dettagliato e la fine dell’occupazione iniziata nel 1967. Qualsiasi processo politico dovrebbe portare all’attuazione del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU e non al rafforzamento delle politiche di occupazione, colonizzazione e apartheid di Israele e della sua cultura dell’impunità.

Sito web: www.nad-plo.org                Twitter: @nadplo

 A cura di Assopace Palestina

(traduzione di Manuela Pezzano)

thanks to: Assopace Palestina

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s