TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI. L’escalation israeliana continua

Non cala la tensione in Cisgiordania e Gerusalemme dove il bilancio dei feriti si aggrava di ora in ora. Il presidente dell’Autorità Palestinese chiede ai suoi vertici di sicurezza di placare le proteste. Israele, intanto, annuncia l’arresto della cellula che avrebbe ucciso i due coloni la scorsa settimana

Mideast Israel Palestinians
della redazione

Roma, 6 ottobre 2015, Nena News – Il bilancio degli scontri degli ultimi giorni tra palestinesi e forze armate isralieane si aggrava di ora in ora. Secondo la mezzaluna palestinese sono almeno 500 i palestinesi feriti da venerdì in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme est. Di questi, 41 hanno riportato ferite causate da proiettili veri, mentre 143 da pallottole di acciaio ricoperte di gomma.

Accanto al numero crescente dei feriti aumenta anche quello delle vittime. A pagare con la vita le tensioni di questi giorni è stato ieri un 13enne del campo profughi di Aida vicino a Betlemme, Abed Ar-Rahman ‘Abd Allah, sparato al petto mentre un gruppo di palestinesi lanciava le pietre in direzione dei soldati israeliani. Giovane era anche Huzeifa Othman Suleiman (18 anni) ucciso l’altro giorno nella città di Tulkarem. Giallo, invece, sulle condizioni di un altro adolescente palestinese a Beit Hanina (Gerusalemme est). Secondo la stampa palestinese, il ragazzo, colpito da un proiettile della polizia israeliana, sarebbe gravemente ferito. Per il portale israeliano “The Times of Israel” il ragazzo (di cui non sono ancora note le generalità) sarebbe stato ucciso. Se confermata la notizia, si tratterebbe del terzo palestinese ucciso negli ultimi giorni. Il quinto se si considerano anche i due attentatori palestinesi ammazzati da Israele (sull’aggressione ad israeliani di uno dei due continuano però ad esserci molti dubbi). Quattro le vittime civili israeliane.

Un bilancio, quello dei feriti e dei morti, che va aggiornato di ora in ora perché gli scontri tra forze armate israeliane e i palestinesi continuano senza tregua. A Bireh, nord di Ramallah, i militari di Tel Aviv hanno sparato ieri pallottole vere ferendo 6 persone. Proiettili veri e ricoperti di gomma sono stati usati dai soldati dello stato ebraico anche nell’insediamento di Beit El.

Ancora violenza a Gerusalemme. Nel quartiere French Hill, il canale 2 israeliano ha riferito che due cittadini ebrei sono stati leggermente feriti ieri sera da alcune pietre scagliate contro l’autobus su cui viaggiavano. Proteste e scontri sono stati segnalati nuovamente a Shu’fat dove i manifestanti sono stati dispersi dopo un fitto lancio di lacrimogeni da parte israeliana. Che la situazione umanitaria nei Territori occupati palestinesi sia allarmante è dimostrato dal fatto che la Croce Rossa palestinese ha dichiarato due giorni fa lo stato di emergenza rendendo tutto il suo staff reperibile e pronto ad intervenire.

In questo clima di alta tensione, ieri il presidente dell’Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas ha ordinato ai suoi vertici di sicurezza di fare il possibile per placare le proteste “per non dare spazio ai piani di Israele”. Mentre Abbas riconfermava così di fatto il coordinamento alla sicurezza con lo stato ebraico, a Gerusalemme il gabinetto di sicurezza israeliano si riuniva per discutere delle nuove misure da prendere per arrestare le violenze. Violenze che , secondo un ufficiale dell’Ap citato dal The Times of Israel, potrebbero dare “inizio ad una nuova Intifada”.

Ieri sera, intanto, lo Shin Bet (l’Intelligece israeliana interna) ha reso noto di aver restato 5 palestinesi di Nablus che avrebbero confessato di aver ucciso giovedì sera i due coloni Eitam e Na’ama Henkin. Secondo i Servizi segreti il comandante del gruppo, il 37enne Ragheb Ahmad Muhammad, avrebbe reclutato e dato armi al commando che ha compiuto l’attacco, ma non sarebbe stato presente durante l’omicidio. Un altro presunto membro del gruppo, Kamal al-Masri, era stato arrestato domenica quando alcuni poliziotti israeliani in borghese erano entrati nell’ospedale di Nablus dove questi stava ricevendo delle cure.

Ieri sono tornati all’azione i bulldozer israeliani e hanno raso a suolo le case di due palestinesi responsabili di attentati contro israeliani lo scorso anno. L’esercito ha infatti demolito le abitazioni di Ghassan Abu Jamal e di Mohammad Jaabis a Gerusalemme Est. Il primo, insieme al cugino Udai, aveva ucciso 4 rabbini e un poliziotto in una sinagoga nella parte occidentale di Gerusalemme prima di essere freddato dalla polizia accorsa sulla scena del delitto. Stessa fine pure per l’altro attentatore che guidò il suo bulldozer su un autobus uccidendo una persona.

Anche l’abitazione Muataz Hijazi è a rischio demolizione. Nell’ottobre del 2015 Hijazi ferì gravemente l’attivista israeliano di estrema destra Yehuda Glick. Fu poi successivamente ucciso dalle forze di sicurezza di Tel Aviv sul suo tetto di casa.

Le “dure misure di sicurezza” annunciate dal premier israeliano Netanyahu per fermare la rabbia palestinese non stanno però convincendo alcuni esponenti del suo governo e, soprattutto, molti esponenti dell’estrema destra extra parlamentare israeliana. Ieri sera infatti, nelle stesse ore in cui Netanyahu si incontrava con i vertici della sicurezza, migliaia di persone si sono riunite fuori la sua residenza per protestare contro le politiche portate avanti dal suo esecutivo. I manifestanti hanno chiesto a gran voce di continuare a costruire negli insediamenti in Cisgiordania e di ricevere “più sicurezza in Giudea e Samaria” [Cisgiordania, ndr]. Tra i dimostranti vi era anche il capo del Consiglio regionale della Samaria, Yossi Dagan, che ha promesso di continuare la sua protesta finché il governo non risponderà alle istanze dei coloni. “Chiediamo sicurezza per fermare il barbaro congelamento delle costruzioni nelle colonie”, ha dichiarato Dagan rivolgendosi alla folla.

A dargli man forte, però, c’erano anche due ministri del governo Netanyahu (entrambi del suo partito, il Likud). Uno di questi era il titolare del dicastero del Turismo Yari Levin il quale, dopo aver collegato “la nuova ondata di attacchi terroristici palestinesi” al discorso all’Onu pronunciato mercoledì da Abbas, ha detto “di aspettarsi l’autorizzazione per costruire [nei Territori Occupati]. “Questo – ha concluso Levin – ci permetterà di vincere sul terrorismo”.

thanks to: Nena News

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