Israele perde anche la faccia

Notte fonda per il Sionismo

Israele risulta la grande perdente dei negoziati sul nucleare iraniano e oramai nel paese serpeggia un clima da fine Impero, da cittadella assediata, da ultima spiaggia. Netanyahu è riuscito a farsi rieleggere puntando forte sulla psicosi iraniana, e accodando al Likud una carovana di partiti sciovinisti, razzisti e guerrafondai, e ora paga lo scotto delle sue politiche scriteriate.

Le manifestazioni di gioia incontenibile del popolo iraniano nelle piazze di Teheran saranno ricordate a lungo. Rappresentano la vittoria del buon senso, della diplomazia e, per una volta, della giustizia sull’oscurantismo e la bieca propaganda del terrore. L’Iran vive un momento catartico, un pesante debito con la giustizia viene pagato e si infligge un colpo durissimo alle ambizioni dei Neocon americani di lanciare la guerra definitiva, finale aggredendo la nazione persiana.

Soprattutto, il corso storico che ha portato all’annullamento delle insensate sanzioni all’Iran rappresenta un punto di svolta storico e un punto di partenza per una nuova visione dello scenario mediorientale. In questi giorni si sta aprendo finalmente la stagione propizia per rompere definitivamente l’abbraccio mortale tra Occidente (USA in primis, dunque il carrozzone delle nazioni europee ad essi legati) e Israele, già fortemente allentatosi negli ultimi mesi. La nazione sionista risulta la grande perdente dei negoziati e oramai nel paese serpeggia un clima da fine Impero, da cittadella assediata, da ultima spiaggia. Netanyahu è riuscito a farsi rieleggere puntando forte sulla psicosi iraniana, e accodando al Likud una carovana di partiti sciovinisti, razzisti e guerrafondai, e ora paga lo scotto delle sue politiche scriteriate. Accusare di terrorismo internazionale un Iran attivo più di ogni altro attore nella lotta all’ISIS, a cui invece Tel Aviv fa numerosi favori con i raid aerei illegali contro Assad e Hezbollah, è qualcosa di insostenibile.

A un anno dai massacri di Gaza, il popolo israeliano si rivela sempre più intollerante; per il suo governo il mondo si è fermato a George W. Bush, alle sue genuflessioni nei confronti del potere sionista, ai giorni in cui l’IDF era lasciata libera di irrorare col fosforo bianco gli orfanatrofi e i quartieri residenziali di Gaza o Beirut senza grandi risposte da parte della comunità internazionale. Era un altro mondo, gli USA erano profondamente impegnati in Medio Oriente, cingevano d’assedio Teheran attraverso le operazioni in Iraq e Afghanistan e le dure sanzioni ora giustamente abolite.

Per il sionismo è attualmente notte fonda: la maschera di menzogne con cui il governo di Tel Aviv è sempre riuscito a farsi schermo è definitivamente divelta; Israele si sta autoescludendo dai consessi internazionali, barricandosi in una torre d’avorio di pregiudizi e manie patologiche. Chiuso tra uno scacchiere sempre più caotico e i tentativi azzardati di rompere l’impasse quali gli abboccamenti coi sauditi, Netanyahu vede arenarsi il progetto di egemonia regionale che oramai Israele da settant’anni porta avanti. La diplomazia internazionale forte del supporto iraniano potrebbe in questo caso manovrare abilmente e condurre un blitz irruento per dare decisi contorni e limiti all’agire di Israele. Capitalizzare la vittoria ottenuta nei confronti della propaganda oscurantista sionista significherebbe agire per mettere pressione a Israele affinché cominci a obbedire alle regole del gioco, concedendo ispezioni ai suoi siti nucleari come farà Teheran e dando garanzie sul rispetto dei diritti umani nei territori abitati dai palestinesi.

Il grande rischio in tutto ciò è quello di una reazione alla dottor Stranamore: il timore che Israele possa diventare una vera e propria scheggia impazzita è tutt’altro che remoto, sebbene eventuali attacchi a sorpresa lanciati nei confronti dell’Iran sarebbero condannati dalla totalità delle nazioni; tutto potrebbe cambiare a fine 2016: se a Obama, al quale va riconosciuto il buon senso di aver capito che l’esclusione dell’Iran era controproducente, succederà un “falco” repubblicano o la sua collega di partito Hillary Clinton, Israele tornerà al centro della strategia mediorientale NATO. Con tutte le nefande conseguenze del caso.

18 luglio 2015

thanks to:

L’Intellettuale Dissidente

 

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