Calo del 50% degli investimenti esteri in Israele, il BDS funziona.

Gli investimenti diretti esteri in Israele sono scesi del 50% nel 2014 secondo il Rapporto sugli investimenti mondiali 2015 pubblicato ieri dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).


La settimanale Newsweek riporta: Investimenti esteri in Israele scendono del 50%
Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che gli investimenti diretti esteri in Israele sono scesi di quasi il 50% nel 2014, rispetto all’anno precedente, mentre il paese continua a subire gli effetti del conflitto di Gaza della scorsa estate.
Il rapporto, pubblicato dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), dimostra che sono stati investiti nel paese solo € 5,7 miliardi nel 2014, rispetto ai € 10,5 miliardi nel 2013, un calo di € 4,8 miliardi, ovvero del 46%. Anche gli investimenti di Israele in altri paesi sono diminuiti del 15%, da € 4,2 miliardi nel 2013 a € 3,5 miliardi dello scorso anno.
Newsweek cita una degli autori del rapporto, Dott.ssa Ronny Manos, ricercatrice presso la Open University di Israele, che attribuisce il calo degli investimenti alle conseguenze dell’assalto militare israeliano a Gaza della scorsa estate e ai “boicottaggi internazionali” contro Israele per le sue “presunte violazioni del diritto internazionale”. Il giornale israeliano Ynet aggiunge che, secondo Manos, “queste sono solo ipotesi che possono spiegare il forte calo”.
Come abbiamo riferito nel 2013, le commissioni di investimento di alcune banche europee stavano valutando di raccomandare alle proprie istituzioni di vietare prestiti alle aziende israeliane che hanno legami economici con i territori occupati palestinesi. All’epoca Haaretz ha riferito che le commissioni di investimento “presentano una relazione ai loro clienti con le raccomandazioni su dove investire – e dove non investire. Il processo di esaminare le compagnie israeliane che operano negli insediamenti in Cisgiordania ha comportato la due diligence”.

Da Haaretz:
Secondo il rapporto che è piombato sulle scrivanie rilevanti qui [in Israele], un gran numero di tali commissioni di investimento hanno preso in considerazione di raccomandare alle banche di vietare prestiti o aiuti finanziari di qualsiasi tipo alle società israeliane che operano in Cisgiordania – che producono, vendono i loro prodotti, costruiscono case nelle colonie – e anche alle banche israeliane che concedono mutui a costruttori o acquirenti di case al di là della linea verde.
Le commissioni di investimento non rilasciano raccomandazioni di boicottare o sanzionare di per sé. Fanno raccomandazioni di investimento prudenti e, nel caso di Israele, una raccomandazione di questo tipo serve come avvertimento agli investitori che traggono profitti dall’occupazione, che un’impresa potrebbe finire per essere considerata complice e legalmente responsabile per le violazioni del diritto internazionale.
A proposito, il Ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki è andato all’Aja oggi nella sua veste ufficiale e ha presentato documenti ai procuratori presso la Corte penale internazionale (CPI), accusando Israele di crimini di guerra, il crimine di apartheid, e altre violazioni.
Per gli investitori, è semplicemente una questione di buon senso non collegare i propri affari ad un potenziale campo minato di responsabilità.

Aggiornamento:

Bisan Mitri, membro della segreteria del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS*, ha affermato:
Dieci anni dopo il suo lancio, il movimento BDS viene riconosciuto da una degli autori di un rapporto delle Nazioni Unite come in grado di avere importanti ripercussioni sull’economia israeliana.
Lo spostamento di Israele verso la destra estrema, i suoi crimini deliberati contro i palestinesi, il movimento BDS e i rapidi cambiamenti nell’opinione pubblica dopo il massacro israeliano dei palestinesi di Gaza la scorsa estate significa che Israele sta diventando una sempre meno attraente destinazione di investimento.
Le aziende che si associano alle violazioni israeliane del diritto internazionale, quali G4S, Veolia e Orange, si trovano ad affrontare costose campagne pubbliche e ad essere chiamati a rispondere al movimento BDS. Importanti banche e investitori stanno disinvestendo dalle aziende che partecipano ai crimini di Israele.
Come i fanatici ministri di destra israeliani hanno detto forte e chiaro di recente, il BDS è un movimento dal basso in rapida crescita, che presenta una vera e propria sfida al colonialismo e all’apartheid di Israele.

Recenti sviluppi nel boicottaggio economico includono:
La Veolia vende imprese israeliane oggetto di campagne di boicottaggio guidate dai palestinesi
L’Orange annuncia la fine del contratto con la ditta israeliana Partner Communications. Come un comunicato sul proprio sito web rende chiaro, l’Orange non ha fatto marcia indietro su questa decisione, nonostante le dichiarazioni in tal senso da parte del governo israeliano.
Il Fondo pensione norvegese KLP ha annunciato di aver escluso Heidelberg Cement e Cemex dal loro portafoglio di investimento “a causa dello sfruttamento delle risorse naturali nei territori occupati in Cisgiordania”.

*Il Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BNC) è l’ampia coalizione di organizzazioni della società civile palestinese che lavora per sostenere il movimento BDS.

Fonte: Mondoweiss
Traduzione di BDS Italia

thanks to: BDS Italia

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