Epitaffio agli ulivi

ulivi del salento Autore: Luciano Manna Fonte: peacelink

Quando guardi qualcosa fin da quando sei piccolo è difficile pensare che possa scomparire così, da un giorno all’altro.
E tuo nonno l’aveva mostrato a tuo padre e lui a te e quella cosa era lì fin da prima, era lì da secoli.
Questo è ciò che devono aver visto gli occhi pieni di lacrime del contadino del Salento.
Una gran ferita è stata inferta oggi a coloro che vivono la splendida terra pugliese e a coloro che ne sono lontani.
Perché quando da lontano pensi alla tua terra la immagini sempre a metà tra come te la ricordi e come vorresti che fosse e fino a ieri gli ulivi facevano parte della prima categoria.
Non starò qui a spiegare la gravissima ingiustizia che è stata commessa, è stato già fatto da PeaceLink, dalle associazioni del Salento che si sono battute perché il sapere dei contadini e delle università venisse considerato all’interno della vicenda xylella, perché finora è stato solo imposto ai contadini senza che nessuno avesse chiesto mai il loro parere.
E l’Europa ci ha ascoltati.
L’Europa aveva avvisato, aveva concesso tempo.
Come hanno osato persone così piccole distruggere qualcosa di così grande?
Malgrado autorità superiori avessero detto loro di aspettare.
Una tragedia greca in pura salsa italiana.
Ebbene, noi siamo stati universalmente riconosciuti una terra splendida, siamo l’avanguardia di un meridione d’Italia che vuole risorgere.
I tarantini, i salentini si battono, si sono battuti e si batteranno in prima fila.
National Geographic ci ha inserito tra le migliori mete al Mondo.
Ad Ostuni abbiamo scoperto Delia, ominide di sesso femminile del paleolitico, conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale.
La Puglia ha dato al mondo la più antica madre della storia, i primi consanguinei di cui si ha traccia dell’intera storia dell’umanità.
Taranto è l’unica colonia spartana della storia ed ha avuto il governante che Platone, ovviamente studiato a livello mondiale, prese ad esempio, Archita da Taranto.
I Bizantini favorirono l’immigrazione dei Greci nel sud del Salento, per ripopolarlo. Sopravvivono. Nell’isola linguistica della Grecìa salentina, si parla ancora una lingua estremamente simile al greco antico, il griko.
Il Salento è terra di taranta, di pizzica, di tradizioni studiate attentamente da paesi più attenti e consapevoli del nostro.
Di Taranto parla Orazio: “E se il destino avverso mi terrà lontano allora cercherò le dolci acque del Galeso caro alle pecore avvolte nelle pelli, e gli ubertosi campi che un dì furono di Falanto lo Spartano.”
Brindisi, crocevia culturale, diede i natali al poeta Marco Pacuvio, il più grande tragediografo latino, nipote del leccese Quinto Ennio, considerato da Cicerone il “padre della letteratura latina”.
Ed il Salento, nel 1480, sotto gli Aragonesi, diede ancora prova del suo valore, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, con l’eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all’Islam.
“Poiché abbiamo discorsa l’antica Italia fino a Metaponto, ci convien ora parlar del rimanente; e prima di tutto seguita la Japigia. Gli Elleni la chiamano anche Messapia; e gli abitanti in parte si chiamano Salentini (e son quelli intorno al promontorio Japigio), in parte Calabri. Al di sopra di costoro verso il settentrione stanno i Peucezii, poi quelli che nel greco linguaggio sono denominati Daunii: ma i nativi di quella regione chiamano Apulia tutto il paese al di là dei Calabri. Alcuni poi de’ popoli onde son abitati que’ luoghi si dicono anche Pedicli, principalmente i Peudicizii.” (Strabone)
Strabone è di età romana, ma l’Apulia esisteva già.
Certo la memoria da tenere viva è millenaria e non è facile, ma siamo antichi almeno quanto gli ulivi.
Siamo lo stesso popolo che li ha visti nascere, che oggi li piange e che li ripianterà ancora.
Un popolo millenario non si può abbattere, annientare gli ulivi, non può permettere di annientare la memoria, la dignità ed il valore di un popolo che ha bisogno dalle lacrime di riscoprirsi ancora più consapevole di se stesso.

La dignità degli ulivi è la nostra. Ora abbatteteci tutti.

Antonio Caso

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