Arrestata l’attivista italiana Samantha Comizzoli

FreeSAM12 giugno 2015. Alle 10, ore italiane, Samantha Comizzoli è stata fermata mentre si stava recando ad una manifestazione, come tutti i venerdì, per presenziare, testimoniare e poi divulgare le informazioni sugli orrori quotidiani nella Palestina occupata dal mostro.  Le è stato immediatamente sequestrato il passaporto, probabilmente per il visto scaduto, mentre rapidamente hanno provveduto a fotografarla, schedarla, interrogarla per poi trasferirla nel carcere di Ariel, uno dei più grandi insediamenti di coloni. Da più di un anno Samantha è in Palestina, il visto concesso da Israele scade dopo tre mesi, ma lei ha continuato a resistere giorno dopo giorno, anche durante i bombardamenti della scorsa estate, ha resistito alle persecuzioni ed agli accanimenti di squallidi sionisti , una vera e propria campagna diffamatoria che, a più riprese, ha tentato inutilmente di screditarla. Sul sul blog, giorno dopo giorno, prendevano forma gli orrori di un’oppressione che non risparmiava neanche i bambini, protagonisti sia del suo primo documentario, Shoot, che del secondo, “israele, il cancro”  presentato di recente in un tour in tutta Italia e anche questa volta con una corsa ad ostacoli senza precedenti.

Proprio qualche giorno fa Samantha aveva scritto sul suo profilo Facebook un messaggio dal quale si capiva chiaramente che era consapevole che il proprio tempo fosse ormai scaduto, queste le sue parole:

 NON HO PAURA

Avrei voluto aspettare la proiezione del film a Ravenna per pubblicare questa dichiarazione, ma come ho detto più volte.. “in Palestina non puoi programmare nulla”.
Mi chiamo Samantha Comizzoli e sono entrata in Palestina, tramite volo a Tel Aviv, l’11 febbraio 2014. Ho avuto un “visto turistico” dal terrorista israele per 3 mesi. Dopo mi è scaduto e sono diventata “illegale” o “clandestina”. Sono qui con la mia faccia e il mio nome e ho sempre reso tutto pubblico.
Avevo la possibilità, forse, di regolarizzare la mia presenza qui, ma non l’ho fatto. Non l’ho fatto perchè non vado dai nazisti a chiedergli “un permesso” e non vado nemmeno dai loro amici (l’autorità palestinese) a chiedere il permesso di esistere dove cazzo mi pare.E’ una forma di Resistenza, personale certo, ma sono qui dopo un anno e 4 mesi alla faccia del mostro. Questo ha portato molte conseguenze: i primi tempi salivo sul service per fare anche solo 10 km con le chiappe strette perchè avevo paura che mi beccassero, dopo ho iniziato a non dare più il passaporto ai checkpoint volanti e a rispondergli sui denti, ogni volta che vado in mezzo agli scontri il timore non è che mi sparino, ma che mi prendano. Mi è andata sempre bene? No, non credo, israele non è stupido. E’ una mente più complessa di quanto uno possa immaginare.
Più il tempo passava e più mi chiedevo perchè mi lasciavano qui. Forse perchè mi usano, forse perchè non sanno cosa fare, forse perchè hanno fatto così tante pressioni su di me che preferiscono aspettare che io me ne vada esausta.
Invece, inizio a pensare che la motivazione è più agghiacciante: israele ha dimostrato e mi ha dimostrato che anche se uno sacrifica la propria vita, sta qui con il suo nome e la sua faccia e pubblica tutta (ma veramente tutta) la merda che accade; non cambia nulla. Ha dimostrato che è tutto inutile e che il mondo se ne fotte e non ferma israele.
Ho deciso di scriverlo adesso tutto questo perchè 3 giorni fa purtroppo è accaduta una cosa…. Qualcuno mi ha messo in casa qualcosa che non deve assolutamente esserci. Me ne sono liberata quando ho capito, subito, il giorno dopo e sono stata, sì, fortunata che i soldati non sono venuti quella notte. Questo però mi ha portato a pensare che abbiano deciso di venire qui, ma soprattutto che prima di venire a prendermi vogliono screditarmi e distruggere il mio lavoro. Così anche il Governo italiano sarà fuori dall’imbarazzo.
Io sono pronta, non ho paura; prima però ho voluto scrivere tutto questo affinchè rimanga scritto e voglio aggiungere che mentre lo scrivo sto bevendo una birra e anche che ho fumato in strada varie volte e che ho anche avuto storie d’amore. In quest’anno di prigionia non mi sono mai privata della vita e della mia libertà mentale. Ho amato, sorriso, vissuto, scritto sempre la verità.
Ho resistito più di un anno, in culo ad israele, e di notte ho iniziato a dormire perchè non ho paura.
Forse non verranno nemmeno i soldati, ma si inventeranno un nuovo nome per un piccolo gruppo estremista e la gireranno così.
Il passare del tempo e tutte queste persone che hanno letto e visto la verità mi ha resa più forte quindi ho deciso che continuerò a resistere fino a quando non verranno e quando verranno farò tutta la Resistenza possibile. Forse gli riderò anche in faccia dopo avergli sputato.
Un anno e 4 mesi abbondanti. Con me, almeno con me, israele ha perso.”

Samantha  nel pomeriggio è stata trasferita nella prigione all’interno dell’aeroporto di Tel Aviv, dove verrà presumibilmente espulsa nella giornata di domenica. La notizia  è stata divulgata rapidamente sui social network e, nonostante questo, ancora una volta il silenzio totale dei media  è l’ennesima prova di quanto una persona libera possa creare un fastidioso rumore che evidentemente è meglio tenere sotto silenzio.
Quando un mese fa Samantha, facendo da scudo umano per proteggere alcuni shebab,  è stata ferita da due rubber bullet al petto (uno l’ha colpita al braccio e uno al seno), nonostante l’invio a tutte le testate di un comunicato chiaro e preciso, con tanto di fotografie, il silenzio dei media è stato un chiarissimo segnale, motivo in più per essere preoccupati ora che Samantha è nelle mani del mostro che ha combattuto con tutte le sue forze e al quale, ne sono certa, sta ancora resistendo.
GazaBambiniProprio oggi quella stessa legalità che impone a chi vuole sostenere la Palestina i vincoli ed i limiti del visto dello Stato di Israele ha liquidato con un vergognoso “errore” la strage che uccise quattro bambini sulla spiaggia di Gaza, nell’estate 2014. Non fu un crimine, ma un errore, dunque nessuna conseguenza e nessuna responsabilità per gli assassini. Una strage orrenda trasformata in un errore, “ops, pensavamo fossero quattro militanti armati, invece erano bambini”, in quel quadro di legalità che giustifica rapimenti, torture, omicidi, fino al genocidio, la morte di quei quattro bambini innocenti su quella siaggia si chiude come un errore. Maledetti assassini e maledetti noi che glielo permettiamo.

Vi terremo aggiornati su questo blog.
Intanto alcuni attivisti che hanno a cuore la libertà, i diritti umani, le sorti dei prigionieri politici e in particolare la situazione di Samantha Comizzoli si sono dati appuntamento domani, sabato 13 giugno, alle ore 17:00 sotto la sede RAI di Torino, in Via Verdi 16, qui l’evento su Facebook.

Samantha LIBERA e LIBERTA’ per TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI, nella PALESTINA E NEL MONDO OCCUPATO DAL MOSTRO!

Simonetta Zandiri

P.S. se dovessero torcere un capello a Samantha allora prometto un’adeguata ed imprevedibile risposta. Non è una minaccia ma, ribadisco, è una promessa. E io mantengo sempre le promesse, a modo mio.

 thanks to: TGM

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