“…but still with a few hope in our hearts” “… Ma ancora con qualche speranza nei nostri cuori”

20th May 2015 | Inas Jam | Khuzaa, Gaza.

Editor’s note: This is the testimony of a 23 year old woman who survived the land invasion of Khuzaa, Gaza, in the summer of 2014. This is the original version of her writings and no edits have been made.

We were in Khuzaa in our grandfather’s house when the war started. We thought Khuzaa was the safest area. But the 23rd July Khuzaa was a surrounded by tanks, drones and we started hearing many bombs.

We went to the basement to hide from the shooting but my grandfather stayed in the first floor with the other men…
Four days passed by very slowly and with a lot of difficulty, in the last day someone came to tell us that we had to leave Khuzaa.

We accepted and hurried up to the street, we were frightened, the planes were upon us, we were surprised because we thought there was nobody left in Khuzaa, but we saw many people crying, shouting, men injured by gunshot, they were walking covered in blood.
All was very sad.
While we were walking we saw the smoke from the bombs. Everyone was crying, men, women, old people and children.
The trepidation got into our hearts.
Some bombs felled in front of our eyes.
The streets were full of people running.
At some point we had to return back because we found in the street a big hole made by a rocket that prevented us to continue.

Casa Khhuzaa 2

When we returned back we found many families in the ground floor.
At night Apache helicopters started hitting the homes with the families inside.
We heard the footsteps of the occupation soldiers; the children were very quiet, they were afraid that the soldiers would hear them.
We heard many people getting killed in their homes.

In the morning somebody came and told us we must leave Khuzaa because Israel was killing everyone, they were shooting at everything, moving or not…
We forced ourselves to go out, but my grandfather refused to leave “I want to die in my home, not in the street like the people from Shijaia”.

Khuzaa casa

We went out thinking that we would be killed by the zionist occupiers, but still with a few hope in our hearts.
I left with my mother, my sister and some other people; we saw rubble, glass and corpses in the street.

I saw a child in the street with his stomach and bowels out. I started shouting what was that, where was the world, where were the Arab countries… and kept crying while going on.

We couldn’t do anything because we were afraid we would get killed by an helicopter or by any kind of weapon, we didn’t know where were the zionist soldiers.

We kept running and running. When we arrived to the entrance of the village we saw many tanks and many soldiers, I was crying so much, and the soldiers started laughing at me.
I’m so sorry I couldn’t stop crying!

When we arrived to Khan Younis we received the bad news, my grandfather had been killed by the occupation. My uncle, who also stayed in Khuzaa, explained me what happened: “grandfather went out from the basement to tell the soldiers that there were just men, women and children in those homes, who had no weapons to defend themselves. But the soldiers killed him putting two bullets in his heart. Everybody was crying then, we were frightened. After that they took us out and took the men to the homes that they were using as base and put them in front of the windows, as human shields. Later they started hitting the men with sticks. Then ordered Alaa Qudaih (the nephew of my grandfather)to take off the clothes of my grandfather. Alaa couldn’t stop crying while doing it. After he covered him with a red blanket. Finally the occupation ordered us to leave Khuzaa and go to Khan Younes.

Casa Khuzaa 1

After three days the occupation allowed us to finally take the corpses to the Hospital.
There were many corpses in the streets, in their homes and under the rubble.

By Inas Jam.

“… Ma ancora con qualche speranza nei nostri cuori”

20 Maggio 2015 | Inas Jam | Khuzaa, Gaza.

Nota del redattore: Questa è la testimonianza di una donna di 23 anni che è sopravvissuta all’invasione di terra di Khuzaa, Gaza, nell’estate del 2014. Questa è la versione originale dei suoi scritti e non sono state apportate modifiche.

Eravamo a Khuzaa nella casa di nostro nonno, quando è iniziata la guerra. Abbiamo pensato che Khuzaa era la zona più sicura. Ma il 23 luglio  Khuzaa è stata circondata da carri armati, e sorvolata da droni e abbiamo cominciato a sentire tante bombe.

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Siamo andati al piano seminterrato per nasconderci dalle bombe, ma mio nonno è stato al primo piano con gli altri uomini …
Quattro giorni sono passati molto lentamente e con molte difficoltà, e negli ultimi giorni qualcuno è venuto a dirci che avremmo dovuto lasciare Khuzaa.

Abbiamo accettato e siamo corsi fino alla strada, eravamo spaventati, gli aerei erano su di noi, siamo rimasti sorpresi perché abbiamo pensato che non era rimasto nessuno a Khuzaa, ma abbiamo visto molte persone piangere, gridare, feriti da arma da fuoco, persone che camminavano coperti di sangue.
Tutto era molto triste.
Mentre stavamo camminando abbiamo visto il fumo delle bombe. Tutti piangevano, uomini, donne, vecchi e bambini.
La trepidazione era nei nostri cuori.
Alcune bombe sono cadute davanti ai nostri occhi.
Le strade erano piene di gente che correva.
Ad un certo punto abbiamo dovuto tornare indietro perché abbiamo trovato in strada un grande buco fatto da un razzo che ci ha impedito di continuare.

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Quando siamo tornati indietro abbiamo trovato molte famiglie al piano terra.
Di notte gli elicotteri Apache hanno iniziato a colpire le case con le famiglie all’interno.
Abbiamo sentito i passi dei soldati occupanti; i bambini erano molto tranquilli, avevano paura che i soldati li sentissero.
Abbiamo sentito di molte persone uccise nelle loro case.

La mattina qualcuno è venuto e ci ha detto che dovevamo lasciare Khuzaa perché Israele stava uccidendo tutti, sparavano a tutto, in movimento o no …
Ci siamo costretti ad andare fuori, ma mio nonno ha rifiutato di lasciare la casa “Voglio morire a casa mia, non in strada, come la gente di Shijaia”.

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Siamo andati fuori pensando che saremmo stati uccisi dagli occupanti sionisti, ma ancora con qualche speranza nei nostri cuori.
Sono partita con mia madre, mia sorella e alcune altre persone; abbiamo visto macerie, vetro e cadaveri in strada.

Ho visto un bambino in strada con lo stomaco e le viscere fuori. Ho cominciato a gridare che cosa era, dove era il mondo, dove sono i paesi arabi … e continuavo a piangere, mentre correvo.

Non abbiamo potuto fare niente perché avevamo paura che ci avrebbero uccisi da un elicottero o da qualsiasi tipo di arma, non sapevamo dove erano i soldati sionisti.

Abbiamo continuato a correre e correre. Quando siamo arrivati ​​all’ingresso del villaggio abbiamo visto carri armati e molti soldati, molti, piangevo tanto, e i soldati hanno iniziato a ridere di me.
Mi dispiace tanto che non riuscivo a smettere di piangere!

Quando siamo arrivati ​​a Khan Younis abbiamo ricevuto la brutta notizia, mio ​​nonno era stato ucciso dall’occupazione. Mio zio, che ha anche soggiornato a Khuzaa, mi ha spiegato cosa era successo: “il nonno è uscito dalla cantina per dire ai soldati che vi erano solo uomini, donne e bambini in quelle case, che non avevano armi per difendersi. Ma i soldati lo hanno ucciso mettendogli due proiettili nel cuore. Tutti piangevano allora, eravamo spaventati. Dopo di che ci hanno portato fuori e hanno preso gli uomini dalle case che stavano usando come base per metterli di fronte alle finestre, come scudi umani. Poi hanno iniziato a colpire gli uomini con bastoni. Poi hanno ordinato a Alaa Qudaih (il nipote di mio nonno) di togliere i vestiti di mio nonno. Alaa non riusciva a smettere di piangere allo stesso tempo. Dopo lo ha coperto con una coperta rossa. Infine l’occupazione ci ha ordinato di lasciare Khuzaa e andare a Khan Younes”.

Dopo tre giorni l’occupazione ci ha permesso di portare finalmente i cadaveri all’ospedale.
Ci sono stati molti cadaveri per le strade, nelle loro case e sotto le macerie.

Di Inas Jam.

thanks to: ISM

Rete italiana ISM

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