Robi Damelin, israeliana e Bushra Awad, palestinese: trovare l’umanità nel nemico

Pressenza London

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Robi Damelin, israeliana e Bushra Awad, palestinese: trovare l’umanità nel nemico

(Foto di The Parents Circle Families Forum Video)

Di Brigit Katz per The Parents Circle Families Forum,  22/04/2015

Robi Damelin è israeliana. Bushra Awad è palestinese. Sono divise dalla lingua, la religione e la guerra, ma ciò che condividono è più potente delle loro differenze. Sono madri che hanno perso un figlio nel conflitto tra Israele e Palestina e la sera di mercoledì 22 aprile 2015, al Women in the World Summit, hanno trasmesso un messaggio di riconciliazione.

In una tavola rotonda moderata da Tina Brown, le due donne hanno parlato di come trasformare il loro dolore in una forza a favore della pace.

Robi Damelin è intervenuta per prima. Nel marzo del 2002 suo figlio David è stato ucciso da un cecchino palestinese mentre presidiava un checkpoint in Cisgiordania. All’epoca studiava filosofia e pedagogia all’Università di Tel Aviv ed era stato richiamato come ufficiale della riserva. David non voleva prestare servizio nei Territori Occupati, ma alla fine aveva deciso di accettare i suoi obblighi militari.

“Non sai mai chi è la persona dietro al fucile,” ha detto Robi Damelin durante la tavola rotonda. “Se non ci vado, che ne sarà dei miei studenti?” si chiedeva David.  “Cosa succederà ai miei soldati? Se ci vado, io e i miei soldati tratteremo la gente in modo dignitoso.”

Dopo la morte di David Robi Damelin era consumata dal dolore, ma ha capito subito che la risposta non era altro spargimento di sangue. “La prima cosa che ho detto, pare, è stata ’Non puoi uccidere nessuno in nome di mio figlio’”, ha raccontato a Tina Brown. “In realtà non me lo ricordo.”

“Tanta gente prova rabbia e desiderio di vendetta. Che cosa c’è stato di diverso in te?” ha chiesto Brown.

“Ho capito molto presto che quelI’uomo non aveva ucciso David perché era David,” ha risposto Robi Damelin. “Se lo avesse conosciuto, non avrebbe mai fatto una cosa simile.”

La sua ricerca di pace l’ha perfino spinta a contattare l’uomo che aveva ucciso suo figlio. Era detenuto in una prigione israeliana e non ha risposto alla sua lettera per due anni. Quando l’ha fatto, non ha usato le parole di riconciliazione che lei sperava di sentire.

“Non era certo una lettera da Martin Luther King,” ha commentato Robi Damelin. “Ma una volta scritta la prima lettera, non mi sono più sentita una vittima di quell’uomo.”

Sei anni dopo l’assassinio del figlio di Robi Damelin, anche quello di Bushra Awad è stato ucciso da un cecchino. Le due donne si sono conosciute a un incontro del Parents Circle Families Forum, un’organizzazione composta da oltre 600 famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso una persona cara nel conflitto.  Il Parents Circle si propone di incoraggiare il dialogo tra le due fazioni in guerra attraverso l’umanità condivisa del dolore.

Durante la tavola rotonda è stato mostrato un video del primo incontro tra Robi Damelin e Bushra Awad. All’inizio Robi parla mentre Bushra rimane chiusa in un rigido silenzio, per poi ammorbidirsi quando l’israeliana le mostra una foto di David. “Haram (“E’ una vergogna” in arabo),” commenta Bushra. “Haram,” ripete Robi.

Alla fine del video, Bushra Awad è salita sul palco, accompagnata da una traduttrice. Vestita di nero, portava una foto del figlio appesa a una catenella. Quando si è seduta, Robi Damelin ha spostato la sedia perché potessero stare più vicine.

Il figlio di Bushra Awad, Mahmoud, è stato ucciso durante uno contro con i soldati israeliani.  Aveva 18 anni e si stava preparando a finire la scuola superiore. “Mahmoud era molto bello,” ha raccontato Bushra al pubblico. “Andava bene a scuola, aveva ottimi voti. Voleva fare del bene nella sua comunità. Voleva andare al college. Era la mia principale felicità. E’ nato dopo cinque anni di matrimonio. Era la mia candela, la mia candela accesa.”

“Che cosa hai pensato di Robi al vostro primo incontro?” le ha chiesto Brown.

“Non mi è piaciuta,” ha risposto Bushra ridendo.

“Cos’è cambiato in seguito?”

“Le voglio molto bene da quando ho capito che il suo dolore era uguale al mio,” ha risposto la donna palestinese. “Dopo che mi ha raccontato la sua storia e quella di suo figlio, ho riconosciuto che era una madre come me. Tutte e due abbiamo perso un figlio.”

Ora Robi Damelin e Bushra Awad lavorano insieme per la pace. Con altri membri del Parents Circle tengono conferenze per studenti israeliani e palestinesi e seminari per adulti. Durante l’Operazione Margine di Protezione hanno partecipato ogni giorno a veglie per la pace a Tel Aviv.

Tendere un ramoscello d’olivo a chi viene percepito come un nemico non è sempre facile, soprattutto per Bushra Awad. “Alcune persone della mia comunità accettano il mio attivismo, altre no,” ha raccontato durante la tavola rotonda. “Alcuni mi accusano di vendere il sangue di mio figlio, ma non è così: sto comprando il sangue degli altri miei figli.”

La sera della tavola rotonda Robi Damelin e Bushra Awad portavano scarpe da ginnastica decorate con “uccelli di pace”. “Le scarpe sono un simbolo di percorso comune e dialogo, ” ha spiegato l’israeliana. “In tutto il mondo ci sono donne che portano queste scarpe e chiedono ‘Perché?’ nei conflitti. Non veniamo solo da Israele e dalla Palestina. Ce ne sono molte altre come noi.”

Robi Damelin e Bushra Awad non sono solo vittime gemelle di una tragedia o collaboratrici in un progetto di riconciliazione, ma anche amiche. Prima che le luci si spegnessero sul palco, si sono abbracciate tra gli applausi del pubblico.

Video: Due madri unite da una tragedia trasformano il dolore in riconciliazione

Il Parents Circle – Families Forum (PCFF) è un’organizzazione composta da oltre 600 famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso una persona cara nel conflitto. Le attività comuni hanno dimostrato che la riconciliazione tra individui e nazioni è possibile; è questo l’approccio che cercano di trasmettere a entrambe le parti in conflitto, insieme alla conclusione che il processo di riconciliazione tra nazioni è il prerequisito per raggiungere una pace sostenibile. L’organizzazione utilizza pertanto tutte le risorse disponibili nell’educazione, negli incontri pubblici e nei mass media per diffondere le sue idee.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

thanks to: Pressenza

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