Insomma, cosa significa l’ “Apartheid israeliano”?

In Israele, la meticolosa suddivisione della popolazione è guidata da un principio di disuguaglianza che avvantaggia la classe dirigente. 

di Amira Hass.

Che cosa intendono quelli che parlano di Apartheid israeliano?

Sicuramente non intendono il razzismo biologico ufficiale che ha governato il Sud Africa. Certo qui non mancano atteggiamenti razzisti e arroganti, con le loro sfumature religioso-biologiche, ma se si visitano i nostri ospedali tra medici e pazienti si possono trovare sia arabi che ebrei. A questo proposito, i nostri ospedali sono il settore più sano della società. 

Quelli che parlano di “apartheid israeliano” si riferiscono alla filosofia dello “sviluppo separato” che era molto diffusa nel vecchio Sud Africa. Questo era l’eufemismo usato per il principio della disuguaglianza, la segregazione deliberata delle popolazioni, il divieto di “miscelazione” e lo spostamento dei non-bianchi da terre e risorse affinché potessero essere sfruttati dei padroni della terra. Anche se qui le cose sono mascherate da “problemi di sicurezza”, con riferimenti ad Auschwitz e alla proprietà decretata dal Cielo, la nostra realtà è disciplinata dalla stessa filosofia, sostenuta da leggi e dalla forza delle armi. 

Quali, per esempio? 

Ci sono due sistemi giuridici in vigore in Cisgiordania, uno civile per gli ebrei e uno militare per i palestinesi. Ci sono anche due sistemi di infrastrutture distinti, incluse strade, elettricità e acqua. Quello superiore e in espansione è per gli ebrei, mentre quello inferiore e in fase di riduzione è per i palestinesi. Ci sono sacche locali, simili ai bantustan in Sudafrica, in cui i palestinesi hanno un autogoverno limitato. C’è un sistema di restrizioni degli spostamenti e dei permessi in atto dal 1991, proprio quando tale sistema fu abolito in Sud Africa. 

Questo significa che l’apartheid esiste solo in Cisgiordania? 

Niente affatto, esiste in tutto il paese, dal mare al fiume Giordano. Prevale in questo territorio in cui vivono i due popoli, governati da un governo che viene eletto da un solo popolo, ma che determina il futuro e il destino di entrambi. Città e villaggi palestinesi soffocano a causa della pianificazione volutamente restrittiva di Israele, proprio come accade in Cisgiordania. 

Ma i palestinesi che sono cittadini israeliani partecipano alle elezioni del governo, a differenza del Sud Africa? 

Questo è vero. Le due situazioni sono simili, non identiche. Qui i cittadini arabi votano, ma non vengono ammessi ai processi decisionali che riguardano il loro destino. C’è un’altra differenza. In Sud Africa, una componente essenziale del sistema era una stretta sovrapposizione tra razza e classe, con lo sfruttamento della classe operaia nera negli interessi del capitale di proprietà dei bianchi. Il capitalismo israeliano non dipende dai lavoratori palestinesi, anche se la manodopera palestinese a basso costo ha svolto un ruolo importante nel rapido arricchimento dei diversi settori della società israeliana dopo la guerra del 1967. Il Sud Africa ha avuto quattro gruppi razziali (bianchi, neri, meticci e gli indiani.) Ognuno occupava un gradino sulla scala della disuguaglianza, al fine di perpetuare i privilegi della popolazione bianca. La razza bianca, inglese e afrikaner, era definita come nazione, nonostante le grandi differenze tra loro, mentre i neri africani erano divisi in base alla tribù di appartenenza. Questo faceva sì che i bianchi fossero il ​​gruppo più numeroso. Qui, la separazione è basata presumibilmente sulla geografia, progettata per mantenere ed espandere i privilegi di cui godono gli ebrei. 

Ma anche gli ebrei hanno sotto-divisioni e discriminazioni? 

Sicuramente, in base all’origine (ebrei europei contro ebrei arabi,) il luogo di residenza (centro contro periferia), veterani contro i nuovi arrivati o basata sul servizio nelle forze armate. Tuttavia, rispetto ai palestinesi, anche i più discriminati degli ebrei oppressi hanno più diritti rispetto ai palestinesi che vivono tra il mare e il fiume. Ad esempio, la Legge del ritorno si applica agli ebrei di qualsiasi origine, ma non ai palestinesi, anche quelli che i cui genitori sono nati qui, ma che ora vivono in esilio. Allo stesso modo, gli ebrei possono cambiare la loro residenza liberamente. Da Tel Aviv ci può spostare in Cisgiordania, ma da Betlemme non ci si può trasferire nelle zone costiere. 

La scala della disuguaglianza ha pioli separati per i residenti della Striscia di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e i palestinesi cittadini di Israele. Questi gruppi sono vittima di diversi gradi di violazione dei diritti umani e civili. Ci sono in gioco suddivisioni progettate per frammentare ulteriormente l’altra nazione che vive qui, con diversi approcci alle aree “C” della Cisgiordania, ai cittadini drusi, ai beduini, ai palestinesi, ai cristiani e ai musulmani. Una burocrazia che crea tali meticolose suddivisioni e classificazioni è guidata da un principio di disuguaglianza che avvantaggia un gruppo egemone. 

Ci sono altri esempi? 

Si possono citare brevemente le leggi Prawer, in stile afrikaner e le Aree C in Cisgiordania. Dal 1950, il governo afrikaner che guidava il Sud Africa sradicò i neri, i meticci, gli indiani dalle loro terre e dalle loro case per fare spazio ai coloni bianchi. Tutto fu fatto in conformità con le dominanti leggi dei bianchi e con la logica giuridica. Quelle erano le basi coloniali del regime dell’apartheid, che fu istituito in seguito. Anche qui, la componente coloniale sradica i nativi dalle loro terre di pari passo con lo sviluppo delle politiche di “sviluppo separato”. 

C’è qualche speranza? 

L’Apartheid basato sulla divisione in classi in Sud Africa non è stato sconfitto. I critici da sinistra accusano Nelson Mandela e gli altri leader di aver raggiunto un’intesa con il precedente regime in base alla quale i neri hanno ottenuto il voto, ma i bianchi hanno tenuto il denaro. Mentre la povertà resta “nera” in Sud Africa, vi è un gruppo di neri africani che è diventato molto ricco. Tuttavia, non si devono rigettare la transizione verso la democrazia e i cambiamenti sociali che hanno avuto luogo in Sud Africa, così come i metodi di lotta utilizzati da Mandela e dai suoi compagni. Ecco perché i dimostranti israeliani e palestinesi la settimana scorsa hanno portato le sue foto in manifestazioni che le Forze di Difesa israeliane hanno represso con la forza. 

Ma Shimon Peres elogiò Mandela calorosamente? 

Mandela aveva una grande capacità di perdonare. Peres ha svolto un ruolo importante nella sicurezza e nei legami economici che Israele istituì con il regime razzista in Sud Africa e i suoi fondatori filo-nazisti. Come uno dei padri fondatori dell’impresa degli insediamenti in Cisgiordania e istigatore della “soluzione funzionale”, egli ha una grande responsabilità nelle politiche dello “sviluppo separato” che prevalgono qui. 

thanks to:

Haaretz.com

(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

 

 

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